Lettere
Lettera del Presidente Fondazione O’Scià
pubblicato venerdì 10 giugno 2011 alle 08:00
Dal sito della “Fondazione O’Scià”
Raramente mi è capitato di leggere, in un unico articolo, una così grande quantità di falsità e distorsioni della realtà come nel pezzo “Festa con le star nel giorno sbagliato”, apparso su “Il Secolo XIX” a firma di Paolo Crecchi.
Mi rendo conto che viviamo tempi nei quali la realtà non esiste più. Al suo posto c’è la rappresentazione strumentale che della realtà danno osservatori più o meno “interessati”. Risultato: non solo i fatti non vengono più disgiunti dalle opinioni (personali o politiche che siano), ma sono tali opinioni a determinare i fatti e non viceversa.
A Lampedusa, dunque, lo scorso fine settimana, si sarebbe celebrata una “festa giusta” in un “giorno sbagliato”. Nessuna delle due cose è vera. Innanzitutto non si è trattato di una festa. Non c’è assolutamente nulla da festeggiare. Né dal punto di vista della gente di Lampedusa, né da quello di migranti o profughi. Non dal punto di vista di quanti lavorano (mettendo spesso a repentaglio la loro vita) per cercare di offrire a chi c’è e a chi arriva un presente un po’ più degno di questo nome, né da quello degli artisti che cercano di sollecitare risposte. Nessuna festa, dunque. Semmai una testimonianza, un richiamo, una richiesta di attenzione e di aiuto.
![]() | condividi su facebook | ![]() | lascia un commento | ![]() | vai all'articolo | ||
Claudio Baglioni ha scritto all’assessore Nencini
pubblicato martedì 12 aprile 2011 alle 18:39
da “ToscanaNews24“
Le vicende dei lampedusani sono sotto gli occhi di tutto il mondo. Un mondo che ci guarda e che si aspetta che l’Europa non dimentichi l’Italia e che l’Italia non dimentichi Lampedusa”. E’ quanto si legge nella lettera che Claudio Baglioni, il popolare cantautore romano, da anni impegnato con la Fondazione O’Scià nella tutela e nella valorizzazione dell’isola di Lampedusa, ha scritto a Riccardo Nencini, assessore al Bilancio della Regione Toscana.
Nella lettera il celebre cantante ha sottolineato come “non sia necessario sottolineare quale sia la natura del presente di Lampedusa. La cronaca quotidiana, al di là di alcune imprecisioni, di un eccesso di semplificazione e di qualche concessione di troppo al colore, è più che eloquente”.
Baglioni si è rivolto al segretario nazionale del Partito socialista italiano chiedendogli di “contribuire, con esperienza e sensibilità umana e politica, ad avviare una fase nuova grazie alla quale la comunità isolana possa, finalmente, vedere ridotto il pesante (e del tutto ingiustificato) gap di diritti, opportunità e qualità della vita che la separa dal resto del Paese”.
A stretto giro la risposta di Nencini che si è detto in pieno accordo con le considerazioni di Baglioni, nonché “disponibile a fare un pezzo di strada insieme”. “Il nodo – ha scritto Nencini – temo continuerà a stringersi se non provvediamo con sollecitudine”.
![]() | condividi su facebook | ![]() | lascia un commento | ![]() | vai all'articolo | ||
Emergenza Lampedusa
pubblicato sabato 26 febbraio 2011 alle 08:00
Lettera di Claudio Baglioni da “Baglioni.it”
Viviamo ore altamente drammatiche.
Una tra le crisi più gravi e cruente della nostra storia recente. A poche miglia dalle nostre coste, si consuma una tragedia di proporzioni sconcertanti, della quale nessuno è in grado di prevedere gli esiti. L’unica cosa certa è che – comunque vada – saranno esiti devastanti. Sul piano umanitario, innanzitutto.
Su quello politico ed economico, poi.
Nulla sarà più come prima.
Non solo in Libia, ma nell’intero bacino del Mediterraneo. Un’area che, da sempre, rappresenta uno snodo cruciale per gli equilibri geo-politici internazionali.
In questa, che è una delle ore più difficili e dolorose degli ultimi sessanta anni, un minuscolo neo sulla pelle di quello che, una volta, si chiamava “Mare nostrum”, sta dando a tutti una straordinaria lezione di umanità, solidarietà e dignità.
![]() | condividi su facebook | ![]() | lascia un commento | ![]() | vai all'articolo | ||
Lettera di Claudio Baglioni per la commemorazione sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio
pubblicato mercoledì 20 maggio 2009 alle 14:53
Dalla pagina di Facebook della Fondazione O’Scià
L’etica libera la bellezza
Ricordo perfettamente dove mi trovavo il 23 maggio e il 19 luglio 1992. In tour. Non cominciammo nemmeno a suonare. Salii sul palco e diedi la notizia.
La gente si allontanò in silenzio. Incredula. Sgomenta. Nei gorni successivi, ci furono una serie di date in Sicilia. Dal pubblico cominciarono a sollevarsi cartelli con su scritto: “Noi no!”. Era il titolo di una mia canzone. I ragazzi l’avevano fatta loro. Era la loro risponta a quando era accaduto. Il cuore si strinse in un’emozione indicibile. La stessa che mi coglie ogni volta che il pensiero torna a quella gelida estate.
![]() | condividi su facebook | ![]() | lascia un commento | ![]() | vai all'articolo | ||
La musica secondo Claudio
pubblicato mercoledì 08 agosto 2007 alle 02:05
Nessuno sa da dove arrivi. Né da dove, né come, né perché. Tutti, però, la sentiamo scendere dentro di noi fino a profondità inimmaginabili e, una volta lì, la sappiamo capace di compiere prodigi per chiunque altro impensabili.
La musica, intendo. La lingua più alta. Probabilmente l’unica che ci consente di appoggiare l’orecchio al petto del tempo e percepire il flebile pulsare dell’infinito.
Intuizione tra le più grandi dell’uomo. Più grande ancora della parola. Perché alla parola mette le ali e la rende libera di superare qualsiasi ostacolo e raggiungere qualunque latitudine. L’unica lingua che parla a tutti e da tutti si fa capire. Ma anche la sola che tutti sono in grado di parlare senza che sia necessario possederne grammatica e sintassi. Pura e preziosa come l’acqua. Invisibile e indispensabile come l’aria.
Prima che arrivasse lei, invisibile lo ero anch’io. In una periferia che odorava ancora di dopoguerra. Ingenua, variopinta, disorientata e disordinatamente assetata di vita. Non so perché, ma ero convinto che il futuro sarebbe arrivato per tutti tranne che per me e che, se qualcuno avesse scattato una foto, sarei stato l’unico incapace di impressionare la pellicola. L’identità era una nebulosa. Un buco nero. Un postulato indimostrabile. Un bisogno che mi pareva impossibile soddisfare. La cercavo ovunque. Senza sapere cosa, né dove cercare. Sapevo solo che doveva essere lì, da qualche parte e che se non l’avessi trovata non solo non avrei mai saputo chi e cos’ero, ma non avrei mai potuto cominciare il cammino alla ricerca degli altri e delle risposte alle mille domande che puntavano il dito verso di me.
E proprio quando sembrava che quella nebulosa non si sarebbe mai dissolta e che il buco nero sarebbe rimasto tale per sempre, è arrivata lei. Non è stata una folgorazione. Non quel colpo di fulmine che sembra l’unico elemento in grado di certificare la presenza di una vocazione autentica. E’ stato un corteggiamento lento. Incontri brevi e fugaci. Sguardi rubati. Parole e note strappate qua e là, a una radiolina rimasta accesa in un cortile, a un juke-box abbandonato all’apatia di inverni bassi e immutabili, al pallore irrequieto di qualche televisore.
Un corteggiamento lento e difficile. Con accelerazioni improvvise e improvvise pause. Slanci, dubbi, incomprensioni, ripensamenti e ritorni di fiamma. Più volte siamo stati sul punto di rompere e perderci per sempre. Di lei mi affascinava il fatto che sembrava venire da un altro mondo (e, forse, era proprio così), ma, più ancora, che era certamente un altro il mondo nel quale riusciva a trascinarmi ogni volta che la finestra della coscienza si spalancava e il vento scoperchiava emozioni, desideri, sensazioni, pensieri. Dopo di lui, nulla era più come prima. Nemmeno io.
Un vento sempre diverso, sempre nuovo e sempre più ricco di richiami e suggestioni. Soffiava da terre sconosciute, portando la magia di geografie dai nomi carichi di energia e mistero -Bindi, De Andrè, Endrigo, Modugno, Paoli, Tenco… Uno vicino all’altro davano vita al quadrante magico dell’arte povera e potente della canzone d’autore. Probabilmente la forma espressiva popolare che più di ogni altra ha animato di sé la seconda parte del novecento, grazie al fascino immediato e definitivo della sua semplicità, all’ineguagliabile potere di sintesi, alla straordinaria portata evocativa. Un’arte capace di mostrare ciò che, fino ad allora, nessuno aveva mai visto e, soprattutto, mai aveva immaginato di poter vedere. Parte di quel vento è racchiuso in questa terza collezione, dedicata ai pochi temerari che si sono fatti vela davanti a lui per guidare la barca dei naviganti dell’esistere alla scoperta di rotte nuove, oltre alle colonne d’Ercole di paure, fragilità e dubbi che affollano l’animo umano. Anche questa volta non so se sono davvero ‘tutti qui’. Ancora una volta non è questo il senso. Il desiderio è quello di rintracciare semi e radici di un percorso personale e professionale che, se è così lungo e fortunato lo deve anche alla spinta di questi venti.
Ho cercato di ritrovare e dirottare su di voi il sapore inconfondibile e indimenticabile di certe ‘folate’, con la speranza di restituire qualche frammento della magia ricevuta in dono da loro e l’augurio che a nessuno venga mai meno la voglia di aprire la finestra dell’anima e il coraggio di lasciare che le correnti portino scompiglio fuori e dentro di noi.
Claudio
![]() | condividi su facebook | ![]() | lascia un commento | ![]() | vai all'articolo | ||



