Varie
Dieci anni, tanti ne sono passati
pubblicato venerdì 18 maggio 2012 alle 20:43
Dieci anni, tanti ne sono passati dall’ultimo viaggio verso qualcosa di completamente inesplorato.
È tempo di ripartire, raccogliere le cose importanti (quelle piccole o grandi senza le quali ci sentiremmo soli, disorientati e anche un po’ persi) e prendere la via per cercare le cose che ancora ci mancano e ci spingono a preparare armi e bagagli e metterci in marcia: spazi, luoghi, colori, voci, suoni, silenzi, sguardi, panorami, orizzonti.
Il 18 maggio 2013 a dieci anni esatti dall’ultimo carico di canzoni tutte nuove una lunga carovana di parole, note e idee partirà alla volta di scenari e terre da esplorare.
Cerco compagni di strada, compagni di metri e pensieri, di passi e domande, di desideri e futuro, per un’altra avventura che nasce con voi
ma che potrà continuare a vivere solo Con Voi.
Claudio Baglioni
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“Con voi” – Dieci anni dopo
pubblicato venerdì 18 maggio 2012 alle 20:11
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Grazie
pubblicato mercoledì 16 maggio 2012 alle 17:12
Dalla “pagina FaceBook” di Claudio Baglioni:
Grazie.
Lo dico subito.
Grazie mille.
Grazie infinite.
Grazie di cuore.
Dal cuore.
Per tutti i pensieri.
Per tutti gli auguri.
Per tutti i regali.
Grazie davvero per ogni prezioso secondo di vita che è stato messo via, tolto dal resto per dedicarlo a me.
È che non si pensa mai che se uno fa una cosa per te oltre a questo rinuncia così a farne un’altra.
Sceglie.
E ogni scelta è un valore e un impegno.
Perciò chiedo scusa.
Se spesso non rammento il tuo nome e non so come farlo seguire al mio grazie.
Chiedo anche perdono se poi me la cavo con un semplice grazie.
Che è gratis.
Tu abbi la grazia di volerlo ricevere.
Di accoglierlo e tenerlo con te.
E se una volta non ti ho riconosciuto ti sarò sempre riconoscente.
Claudio Baglioni
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Canzoni d’autore, compilation EMI
pubblicato mercoledì 09 maggio 2012 alle 12:01
Nuova compilation edita dalla EMI,
Claudio Baglioni apre il doppio CD
con “Sabato pomeriggio”.
Disco 1
Claudio Baglioni – Sabato pomeriggio
Edoardo Bennato – Un giorno credi
Enrico Ruggeri – Il mare d’inverno
Ivan Graziani – Lugano addio
Roberto Vecchioni – Voglio una donna
Vasco Rossi – Generale
Rino Gaetano – Gianna
Pino Daniele – Quanno chiove
Franco Battiato – E ti vengo a cercare
Eugenio Finardi – Dolce Italia
I Nomadi – Io vagabondo (Che non sono altro)
Ron – Joe Temerario
Nino Buonocore – Scrivimi
Gino Paoli, Enrico Rava, Roberto Gatto, Danilo Rea, Rosario Bonaccorso – Il cielo in una stanza
Mario Castelnuovo – Oceania
Goran Kuzminac – Ehi ci stai
Marco Masini – Le ragazze serie
Alice – Nomadi
Disco 2
Ivano Fossati – Il rimedio
Tiziano Ferro – Ti scatterò una foto
Alex Baroni – Onde
Tiromancino – Per me è importante
Max Gazzè e Niccolò Fabi – Vento d’estate
Paola Turci – Volo così
Cristina Donà – Universo
Afterhours – Non è per sempre
Subsonica – Liberi tutti
Max Gazzè – La favola di Adamo ed Eva
Marina Rei – T’innamorerò
Massimo Di Cataldo – Se adesso te ne vai
Amalia Grè – Io cammino di notte da sola
Niccolò Fabi – Lasciarsi un giorno a Roma
Sergio Cammariere – Tutto quello che un uomo
Cesare Cremonini – Vieni a vedere perché
Luca Carboni – Ci vuole un fisico bestiale
Caparezza Feat. Al Bano – Vieni a ballare in Puglia
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I giorni cominciano e finiscono
pubblicato lunedì 07 maggio 2012 alle 13:15
Dalla “pagina FaceBook” di Claudio Baglioni:
I giorni cominciano e finiscono tutti allo stesso modo.
È in mezzo che cambiano, che si distinguono uno dall’altro.
La scorsa domenica passava sbiadita vestita di grigio uniforme.
Gli uomini avevano smesso per qualche ora del giorno festivo le loro divise d’impiego al lavoro.
I soldatini riposavano, ognuno a suo modo, dalle battaglie di sempre.
La guerra moderna e nascosta senz’armi e bombardamenti che generali in giacca e cravatta combattono asserragliati dietro scrivanie e computer a colpi di mercati e speculazioni.
E così i soldatini cadono sparati senza neanche sapere il nemico.
I cecchini del conflitto globale si annidano ovunque e prendono la mira anche da molto lontano.
Il generale inverno con le sue truppe fantasma è di nuovo fuggito come gli succede ogni anno.
Maggio è arrivato con il più rapido dei suoi partigiani.
Infatti lo chiamano Primo ma l’han visto un po’ stanco e invecchiato.
Un tempo c’era una festa che non sai.
Anche oggi la fanno ma non è più la stessa.
Festa del Lavoro che manca, di chi troppo spesso ci muore e di chi non ce l’ha.
Un lavoro non è solo sostentamento.
È riscatto, cultura e realizzazione.
È un patto, avventura e soddisfazione.
Ci fondarono questa repubblica.
Mio zio il primo maggio metteva all’occhiello un garofano rosso.
Un socialista ostinato ma vero.
Di fede e di fatto.
Tutta una vita da contadino (da bambino credevo che lo chiamassero Dino come diminutivo, per quello) s’era infine spostato in paese prendendo, con i pochi risparmi un baretto osteria.
Stazionava tutto il giorno col cappello calcato, appoggiato all’ingresso e offriva da bere ai clienti e ai passanti che invitava ad entrare.
“Per pagare e morire c’è sempre tempo.
Me li dai la prossima volta”.
Morì poco tempo più avanti.
Cirrosi epatica da bravo beone a forza di brindisi e aperitivi.
Ma da beato e senza rodersi il fegato per le altre cose.
I soldi spariti dalle saccocce ma un sacco di amici in cordoglio.
Per quel socialista di fede e di fatto.
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Radio Italia (Box) – 30 anni di singoli al primo posto
pubblicato mercoledì 02 maggio 2012 alle 12:49
Radio Italia SMI pubblica un cofanetto con tutti i singoli al primo posto anno per anno dal 1982 ad oggi.
Claudio Baglioni è presente col singolo più venduto nel 1982 “Avrai”.
Disco 1
Avrai – Claudio Baglioni
Bravi ragazzi (Bravo Muchachos) – Miguel Bosé
Vacanze romane – Matia Bazar
Fotoromanza – Gianna Nannini
L’estate sta finendo – Righeira
Noi ragazzi di oggi – Luis Miguel
Adesso tu – Eros Ramazzotti
Si può dare di più – Gianni Morandi, Umberto Tozzi, Enrico Ruggeri
Perdere l’amore – Massimo Ranieri
Viva la mamma – Edoardo Bennato
Vattene amore – Amedeo Minghi & Mietta
Sotto questo sole – Baccini & Ladri Di Biciclette
Attenti al lupo – Lucio Dalla
Hanno ucciso l’uomo ragno – 883
Gli spari sopra – Vasco Rossi
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Pelagie senza ali
pubblicato martedì 01 maggio 2012 alle 10:32
Dalla “pagina FaceBook” di Claudio Baglioni:
Pelagie senza ali: restituire a Lampedusa e Linosa diritti e speranza e a noi il senso dello Stato.
Tra pochi giorni, volare da e per Lampedusa e Linosa sarà impossibile. Le compagnie aeree non garantiranno più la cosiddetta “continuità territoriale” e l’unico collegamento tra le Pelagie e il continente resterà il traghetto. Mare permettendo, ovviamente. Cosa tutt’altro che scontata.
Decidiamolo una volta per tutte: gli italiani di quelle isole sono italiani o no? Voglio dire: lampedusani e linosani sono cittadini Italiani proprio come me e come voi o sono italiani di serie b? Cittadini italiani di nome, ma non di fatto?
Godono degli stessi diritti di cui godiamo noi che viviamo a Roma, Napoli, Firenze o Milano, ma anche ad Altopascio, Bordighera, Canicattì o Domodossola o no? E – ammesso che la risposta sia sì – ne godono di fatto o solamente sulla carta? Stabiliamolo: una volta per tutte.
E stabiliamo anche se i diritti che rientrano sotto il concetto alto di cittadinanza sono gli stessi per tutti gli italiani – sia che vivano in un comune piccolo o grande, città, provincia o area metropolitana – o dipendono dalla quantità di persone che compongono una certa comunità?
Mi spiego meglio: quanti bisogna essere per poter essere davvero cittadini italiani? Dieci? Cento? Mille? Centomila? Un milione? O anche una sola persona può godere del titolo di cittadino italiano? Una sola persona è sufficiente, dite? Anch’io sarei propenso a pensarla così, ma mi chiedo: se è davvero così, perché le seimila anime di Lampedusa e Linosa dovrebbero fare eccezione?
Allora, forse, la cittadinanza non dipende dal numero, ma dalla distanza dalla Capitale? Dunque vediamo: sono italiani i poco più di mille che vivono a Santa Maria di Leuca (LE), sulla punta estrema della Puglia, (685km da Roma, secondo Google); italiani i sessanta abitanti di Fonte della Roccia (BZ), il centro abitato più settentrionale d’Italia, al confine con l’Austria (769 km da Roma); italiani i quasi tremila di Courmayeur (AO), al confine con la Francia (811 km da Roma) e italiani i quasi ventimila che abitano a Pozzallo (RG), tra le punte più a sud della Sicilia, a 913 km dalla Capitale.
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Il cielo si chiude di nuvole
pubblicato lunedì 16 aprile 2012 alle 18:20
Dalla pagina FaceBook ufficiale
Il cielo si chiude di nuvole.
Un portone di ferro.
E sotto si riga di pioggia.
È incredibile come il teatro del mondo si faccia nuovo ogni volta.
Cambi di continuo scenario.
E le trame da raccontare.
Domenica scorsa era Pasqua.
Avevo disceso l’Italia fino al punto più basso.
E l’estremo Sud faceva il suo classico assolo.
Un grido prolungato di luce.
E il suono del mare.
Quel mare. Là sotto.
E poi altro mare sulla distesa azzurra, a perdita d’occhio.
Tirato a lucido. Ripulito.
Riverniciato. Spianato.
Idratato dalle rughe dell’inverno.
Forse un po’ più basso.
A scoprire gli stinchi degli scogli.
A far respirare le coste deserte.
Il sole era un’impronta carezzevole.
Ti scaldava dolcemente le guance e la fronte.
Un guanto di dorato tepore.
Sembrava quasi avere un gusto, un sapore.
Mais? Noccioline tostate?
Anacardi e un velo di sale?
Così si sarebbe potuto stare una vita e potendo, anche una vita dopo.
E magari la vita dopo sarà tutta così.
Lampo non c’era.
Andato, forse, a farsi un giretto o un viaggio più lungo.
O a riposarsi le ali sopra un picco lontano.
Mi chiedevo, sorridendo della mia domanda, chissà se anche lui va in villeggiatura o si sente sempre in vacanza?
Un eterno giorno di festa.
Una Pasqua senza fine di pace e di bene.
Auguri dicevamo e scrivevamo tutti.
Pensavo a come sarebbe stato bello darsi davvero un abbraccio per rigenerarsi.
Spalmarsi di quello splendore di cose modeste.
Nutrirsi di quel semplice poco.
Augurarsi di inaugurare una stagione diversa, un tempo più vero, un’epoca epica.
Oltre la menzogna e la meschinità.
Verso la meraviglia.
La gente sa che il mago non taglia la donna a metà…
Eppure séguita a stupirsi ogni volta.
Perché ne ha bisogno.
Perché sbalordirsi è come sudare o affogarsi in respiri.
Non puoi vivere senza.
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